Il Graphic Design dal Giappone sbarca alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia

Tanaka Ikko, Kastuo Ohno’s Buto Dance: flower, anno 2001

L’alone di esotismo che proviene da una terra come il Giappone ha coinvolto incessantemente la cultura occidentane fin dal medioevo, con l’importazione delle ricche stoffe d’oriente, sfociando nel “japonisme”che invase l’arte e la moda dell’Ottocento francese con motivi formali e i soggetti tipici  dello stile del Sol Levante.

Kazumasa Nagai, Japanische Plakate-heute, 2006

La stessa grafica giapponese vanta una tradizione millenaria che ha fatto scuola e che, allo stesso tempo, ha sviluppato una sua autonomia come linguaggio artistico. La Fondazione Bevilacqua La Masa, che da sempre ha un “occhio di riguardo” per le arti applicate, omaggia la “fine art giapponese” inaugurando il 27 agosto nella Galleria di Piazza San Marco, in concomitanza con l’inaugurazione della 12. Mostra lnternazionale di Architettura diretta dall’architetto Kazuyo Sejima, la mostra Graphic Design dal Giappone. 100 poster 2001-2010.

In mostra sarà esposto il meglio della grafica giapponese degli ultimi dieci anni:

Takuya Onuki, Laforet Harajuku, 2001

100 manifesti di artisti sia noti sia emergenti selezionati in parte da un comitato costituito dai due maestri della grafica contemporanea Kazumasa Nagai e Shin Matsunaga, in collaborazione con l’International Hokusai Research Centre e il settore di Studi Giapponesi dell’Università di Cà Foscari. I manifesti selezionati sono rappresentativi della produzione delle principali associazioni di graphic designers e art directors di Tokyo come: Art Directors’ Club (ADC), Japan Grafic Designers’ Association (JAGDA), Type Directors Club (TDC).

Esiste infatti un “file rouge” tra la tradizione calligrafica e la grafica giapponese, ovvero quell’indefinibile rapporto tra parola ed immagine, tra il segno e il suo significato.

Mitsuo Katsui, Visionary Scape, 2004

Basti pensare agli haiku giapponesi che attraverso 17 sillabe richiamano alla mente precise immagini evocando suggestioni come “Birds singing in the dark – Rainy dawn” di Jack Kerouac: un componimento haiuku che testimonia l’influenza giapponese anche nella letteratura occidentale.

Inoltre il  15 agosto di quest’anno si sono commemorati i sessantacinque anni dalla tragedia di Hiroshima (e di Nagasaki il 9 agosto). Saranno messi in mostra alcuni manifesti della serie dal titolo “Hiroshima Appeals” attraverso i quali, ogni anno, i maggiori grafici giapponesi sensibilizzano l’opinione pubbica sul tema della bomba atomica.

Shin Matsunaga, HIROSHIMA APPEALS 2007, 2007

Il messaggio verrà ulteriormente sottolineato grazie alla proiezione del film Angelus Hiroshimae, del regista Giancarlo Planta. Il film inizialmente ispirato al “Libro degli Haiku” di Jack Kerouac è stato girato a L’Aquila e in Abruzzo prima del tragico sisma del 6 aprile 2009. Ad esso è stato annesso il documentario Tornando a L’Aquila girato dopo il terremoto nei medesimi luoghi con gli stessi attori.

In Graphic Design dal Giappone. 100 poster 2001-2010 possiamo “spiare” come la cultura giapponese, costantemente in bilico  tra la tradizione e lo sguardo attento al contemporaneo, si sappia mescolare, mantenendo la propria identità, con il sapere occidentale. In occidente riuscirà la cultura a fare altrettanto?

La mostra è curata da Rossella Menegazzo. La comunicazione dell’evento è stata appositamente studiata e creata dall’art director Shin Matsunaga. In occasione della mostra, verrà inoltre realizzato un catalogo con immagini a colori e testi in tre lingue (italiano, inglese e giapponese).




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