Il ritorno del “Punk”: Westwood, McLaren, Sex Pistols e molti altri in mostra a Roma

Jamie Reid, copertina dell'album dei Sex Pistols "God save the Queen", 1977

God save the punk. E’ proprio il caso di dirlo. Ora e per sempre, tipo preghiera di fine serata. Oppure ogni volta a cui pensiamo che avremmo bisogno di qualcosa di veramente “sovversivo” nella nostra stessa vita che sia nell’arte, nella moda, nella musica. Come nel lontano 1977 quando i Sex Pistols si catapultarono sulla scena musicale inglese con il singolo God Save the Queen che, pubblicato appositamente durante il giubileo d’argento della regina d’Inghilterra, è stato considerato da subito un attacco alla monarchia e al nazionalismo degli inglesi.

Malcolm McLaren con i Sex Pistols

Siamo tra il 1976 e il 1979. Non solo nella vecchia Inghilterra ma anche in Francia, Germania, Svizzera, Italia e Olanda. Molti di voi all’ “epoca” (alcuni non se ne sono accorti ma sono passati ben 35 anni!) seguivano probabilmente la moda degli spike ossia dei capelli trattati con brillantina, gel e altri prodotti per formare grandi creste, oppure radevano larghe porzioni del cuoio capelluto, mentre voi donne vi truccavate pesantemente, e forse anche un po’ inconsapevolmente, di nero intorno agli occhi.

Malcolm McLaren e Vivienne Westwood, T-shirt two cowboys, collection Seditionaries, 1977, @Accademia di Francia

Ed è il momento in cui, se è vero quello che affermava James Laver per cui l’abito è una cosa imprescindibile. E’ nientemeno che l’arredo della mente reso visibile, Malcolm McLaren apre il suo negozio di abbigliamento a Londra. Si chiama Sex e lo gestisce insieme alla fidanzata, una “certa” Vivienne Westwood. Di lì a poco avrebbe conosciuto un gruppo di 4 giovincelli che si facevano chiamare The Strand. Un bel giorno avrebbero aggiunto a quel Sex del negozio un bel Pistols e sarebbe così cominciata quella che storici e critici come Jon Savage descrivono come la cultura “punk”. E chi l’avrebbe mai detto che un giorno, all’Accademia di Francia a RomaVilla Medici, ci sarebbe stata una mostra in suo onore. Proprio così. Dal 21 gennaio al 20 marzo 2011 potremmo assistere alla mostra EUROPUNK curata da Éric de Chassey, direttore dell’Accademia di Francia a Roma con la collaborazione di Fabrice Stroun, curatore indipendente associato al MAMCO di Ginevra, dove la mostra sarà esposta nell’estate 2011.

Raket, Poster red & black strike back, Amsterdam 1980, @Accademia di Francia

L’impresa è quella di legittimare e storicizzare un fenomeno culturale e sociale attraverso l’analisi di opere di designer, grafici ed illustratori che hanno caratterizzato il punk in Europa. 550 oggetti quali abiti, fanzine, poster, volantini, disegni e collages, copertine di dischi, filmati provenienti da collezioni private e pubbliche che parlano di punk. Saranno inoltre presentati due progetti site specific di quattro artisti: Francis Baudevin, Stéphane Dafflon, Philippe Decrauzat e Scott King. Ebbene, già Shakespeare ne parlava nel 1603 in Measure for Measure:Why you are nothing then: neither maid, widow, nor wife?’ ‘My lord, she may be a punk, for many of them are neither maid, widow, nor wife”. Punk come sinonimo di “inferior” o “bad” ma anche di “worthless”.

Poster allegato a Raket n°5, Raket, Amsterdam 1979, @Accademia di Francia

Da quel giorno le cose non sono poi tanto cambiate. Nella moda Vivienne Westwood realizzò la T-shirt Da che lato del letto dormi dove su un lato c’erano tutte le cose odiose della cultura britannica come il Partito liberale, tutti i titoli delle riviste che trattano da idioti i propri lettori, le pop star, il cielo grigio, il lavoro che odi ma hai troppa paura per lasciarlo, le persone senza carattere, dall’altra c’erano tutte le cose che facevano sperare come Simone de Beauvoir, l’immaginazione, Marianne Faithfull, i coffee-bar ed il Brasile; e tutto ciò mentre Malcolm McLaren incitava ad usare la cultura come mezzo per fare “casino” (sue testuali parole). Nell’arte la grafica dissacratoria di Jamie Reid, che inventò il celebre volto della regina con gli occhi e la bocca coperti dal nome della band dei Sex Pistols si unisce al gruppo francese Bazooka, costituito da Olivia Clavel, Lulu Larsen, Kiki Picasso, Loulou Picasso, Ti-5 Dur, Bernard Vidal e Jean Rouzaud, il cui lavoro è basato principalmente sul collage di immagini provenienti da varie fonti (news, archivio, arte, fumetti), ri-lavorato con varie tecniche (disegno, pittura) dove la tecnologia è spesso spinta all’estremo.

Joy Division

E mentre i Sex Pistols aprono il cerchio i Joy Division con il loro primo passaggio sulla BBC nel 1979 lo chiudono.  Ricordate Love will tear us apart? Diciamo che il tutto era altamente “seditionaries”, come direbbe la Westwood, ovvero tutto giocava sulla “seduzione” e “sedizione”. Ma quindi… cos’era il punk? O meglio: cos’è il punk? E’ semplicemente essere ragionevoli chiedendo l’impossibile (Guy Debord) o meglio, decidere da che parte del letto dormire.

Jamie Reid, Poster per l'uscita del disco, 'Pretty vacant' dei Sex Pistols,1977, @Accademia di Francia




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