Il Gatto: vizi e virtù celebrati in mostra a Milano

Franz Marc

E’ facile comprendere perché molta gente non ama i gatti. I gatti sono meravigliosi, suggeriscono l’idea della lussuria, della pulizia, del piacere voluttuoso. Già, e non solo, Charles Baudelaire decantava le lodi dell’animale “d’appartamento” per antonomasia: il gatto. Ebbene si, come sappiamo la storia dei felini più popolari del mondo risale alla notte dei tempi, agli egizi che, molto probabilmente, iniziarono ad addomesticare i gatti selvatici africani (considerati i progenitori dei nostri attuali gatti) per la loro utilità nella caccia ai topi.

The Cheshire cat as John Tenniel envisioned it in the 1866 publication

Da qui le arti si sono sentite chiamate in causa così che dalla letteratura alla pittura, passando persino attraverso la musica, l’animale più indipendente e schivo è stato oggetto di opere infinite che vanno dalle preghiere egizie alla dea gatta Bastet (in origine una leonessa), alle favolette di Esopo e Fedro, evolute successivamente nella figura del gatto con gli stivali nelle varie versioni giunteci (Perrault, i fratelli Grimm, Basile e Straparola), alle diavolerie di Bulgakov ne Il Maestro e Margherita (postumo, 1966), al sorriso dello Stregatto disneyano, Cheshire Cat nell’originale di Carroll (1865), senza dimenticare altri compagni d’animazione e fumetti, quali Gli aristogatti (1970), Gambadilegno (1928), le divertenti scorribande di Fritz il gatto (1959) o di Garfield (1978).

Giacomo Balla, Gatti Futuristi, studio per paralume, coll privata

Nel cinema tutto ciò si amplifica portando in scena personaggi-gatti non solo come attori secondari come in La gatta sul tetto che scotta, con Elizabeth Taylor e Paul Newman (1958) ma anche come personaggi peculiari per la storia in atto. Basti pensare a Il gatto (1978) di Luigi Comencini con Ugo Tognazzi, Mariangela Melato e Philippe Leroy oppure a Le Chat tratto dal romanzo di Georges Simenon e diretto da Pierre Granier-Deferre nel 1971. E persino la lirica ci si è messa in mezzo! Non tutti conoscono il celebre Duetto buffo di due gatti di Gioacchino Rossini: un’arietta (della serie “Soirées musicales”) composta da un solo verso, “Miao”. Un divertissement ancora oggi molto eseguito da cantanti come la Caballé e che suscita risate irrefrenabili nel pubblico, anche per le smorfie che sono costretti a esibire i due esecutori.

Von Schwind, Sinfonia dei gatti

Ed ecco qui che allora il 17 febbraio è stata istituita la Giornata Internazionale del Gatto. Abbiamo citato di come l’arte abbia affrontato un soggetto come il nostro felino: dagli egizi fino ai romani che raffiguravano il gatto su scudi e stendardi proprio per il suo carattere indipendente e predatorio giungiamo a Leonardo da Vinci che arrivò a definire “un capolavoro” il piccolo felino. A lui dedicò studi in cui lo raffigura nei suoi atteggiamenti abituali: di lotta, di gioco, di caccia, di pulizia personale. Da qui, da Leonardo, l’Associazione Atelier Gluck Arte di Milano fa partire l’itinerario della mostra GATTIDARTE, una mostra in “onore”, possiamo dire, della giornata dadicata agli amanti dei gatti. Le opere con come soggetto “l’adorabile felino” di Albrecht Dürer, Lorenzo Lotto, Jean-Jacques Bachelier, Francisco Goya, Edouard Manet, Auguste Renoir, Pablo Picasso, Paul Klee, nove in tutto, verranno riprodotte in qualità digitale.

Auguste Renoir, Donna con gatto, 1875

Esse provengono dalla collezione privata di Agema Corporation, azienda leader del settore della grafica e della stampa da anni vicina al mondo e alla cultura felina, tanto da scegliere come logo un simpatico micio disegnato nientemeno che dal grande Gavino Sanna, una vera e propria opera d’arte il cui originale, autografato, sarà esposto in mostra. Ma come avrebbero dipinto il gatto artisti come De Chirico, Morandi o Duchamp? Ce lo rivela, o tenta di farlo, GION, al secolo Gianantonio Muratori, nella sua CATGALLERY una galleria di dipinti mai esistita. Nove tele ispirate a Van Gogh, Magritte, Matisse, Fontana, Braque, De Chirico, Seurat, Modigliani, Morandi, Duchamp.

GION, Gatto mai dipinto da Matisse

La mostra prosegue con la Scuola di Scenografia dell’Accademia delle Belle Arti di Brera che espone in mostra altre nove opere sempre dedicate al soggetto felino come anche Daniela Ria con la pittura e Antonella Parolo con la fotografia ed infine lo stile pop delle foto “Pop Cat” di MoniQue: divertenti mici fotografati su tappeti colorati che hanno qualcosa in comune con le “texture” del loro mantello. Per gli appassionati ed i più piccoli saranno esposti i microcosmi di Ettore Sobrero e le statuine della serie Sorprese e Dintorni. E, sorpassando tutti i luoghi comuni, come affermava Eliot: Mettere un nome ai gatti è un’impresa difficile, non un gioco dei tanti che fate nei giorni di festa; Potreste dapprima anche pensare che io sia matto da legare quando vi dico che un gatto deve avere TRE NOMI DIVERSI.

Pop Cat di MoniQue

Prima di tutto, c’è il nome che la famiglia usa ogni giorno, come Pietro, Augusto, Alonzo o Giacomo, Come Vittorio o Gionata, Giorgio o Bill Baley […] Ma se pensate che vi suonino meglio ci sono nomi più fantasiosi, alcuni per i signori, altri per le dame: come Platone, Admeto, Elettra o Demetrio […] Ma oltre a questi c’è ancora un nome che manca, nome che non potrete mai indovinare; Nome che nessuna ricerca umana potrà mai scovare – Ma il GATTO LO SA, anche se mai vorrà confidarlo. Quando vedete un gatto in profonda meditazione, la ragione, io vi dico, è sempre la stessa: la sua mente è perduta in estatica contemplazione del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome: del suo ineffabile effabile effineffabile profondo e inscrutabile unico Nome.

Matisse, Cat







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