Il glamour moderno di Tamara De Lempicka torna a Roma

 

Tamara De Lempicka, La tunica rosa, 1927

“E’ difficile essere donna in questo mondo. Per sopravvivere devi usare il corpo e la sensualità”: non è una frase riportata dai quotidiani dei nostri giorni, ma la fredda constatazione di una donna che durante i primi anni del Novecento ha messo in frutto la sua femminilità con intelligenza e coraggio, fino a diventare il simbolo della donna emancipata e l’icona dell’Art déco.

Tamara De Lempicka, @M. Camuzzi

Imperiosa, affascinante, capricciosa e viziata: Tamara Rosalia Gurwik-Górska, nota al mondo come Tamara de Lempicka continua a far parlare di sé con la mostra Tamara de Lempicka. La regina del moderno, presso il Complesso del Vittoriano di Roma, dall’11 marzo al 10 luglio 2011. Figliastra della Russia rivoluzionaria, l’artista polacca ha vissuto la sua vita come una diva, costruendosi pian piano un’aura di stravaganza e di raffinatezza che l’ha resa celebre e amata nella Francia degli anni Venti; gli straordinari “années folles” che, sulle note del charleston, segnarono cambiamenti radicali nello stile di vita e gettarono le basi della modernità, così, straordinariamente, rappresentata nelle tele in mostra al Vittoriano.

Tamara De Lempicka, Giovani donne, 1927

Ottanta dipinti, trenta disegni e cinquanta fotografie narrano il percorso artistico di Tamara De Lempicka, che oscilla fra riferimenti al Rinascimento e Futurismo italiano; al cinema, alla moda, alla fotografia, all’architettura moderna e alla grafica pubblicitaria: elementi eterogenei che si fondono e si ripetono sempre nelle sue opere e che denotano una spiccata componente cosmopolita e mondana. La mostra rende appieno l’idea di questa donna eclettica e tendente all’eccesso, che ha rappresentato la modernità con l’entusiasmo dei futuristi italiani, che ha vissuto la sua bisessualità con libertà e spregiudicatezza, che ha prodotto opere interessanti, di matrice classica e cubo-futurista, ma anche di chiara ispirazione cinematografica.

Tamara De Lempcka, Nudo con grattacieli, 1930

Ammirata da Andy Warhol per la capacità di comunicare e di traslare nel mondo dell’arte lo star system limitato, negli anni Venti e Trenta, solo al mondo del cinema; odiata e amata da Gabriele D’Annunzio, l’artista ha impresso nella sua vita e nelle sue opere il marchio dei tempi moderni, simbolizzati dal grattacielo sullo sfondo in Nudo con grattacieli o dalla corsa in automobile nel celebre autoritratto del 1929. Sciarpe svolazzanti, cappellini à la cloche, rossetti brillanti: Tamara prende dalla moda e fa della moda e il suo stile di vita diventa stereotipo di donna emancipata. L’intera figurazione del suo operato è designata alla costruzione di un’immagine virile, che si impone con prepotenza visiva, fino a togliere il respiro, e che nei ritratti saffici si addolcisce, rilevando, forse con un certo imbarazzo, quella solitudine che si nasconde dietro un’esuberanza eccessiva. Tamara De Lempicka. La regina del moderno narra di una vita sempre in bilico fra anticonformismo e determinazione, fra voglia di stupire e necessità di apparire, fra amori e ossessioni; di una vita comoda e agiata dove, tuttavia, essere donna è difficile, soprattutto se forte è l’esigenza di sentirsi adorata.




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